Numeri e cause dell'infertilità

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Per parlare di sterilità è necessario in primo luogo definire che cosa intendiamo dire con questo termine e , per far questo, si rende indispensabile un piccolo excursus di tipo medico sull’ argomento. Il termine “sterilità” viene utilizzato in riferimento a quelle coppie che non ottengono alcun concepimento dopo almeno 12 mesi di rapporti non protetti.

La sterilità può essere distinta in due tipologie:

Primaria: quando la coppia non ha mai concepito;

Secondaria: quando, in precedenza, vi è stato un concepimento il cui esito è stato un figlio vivo o un aborto.

Queste definizioni aiutano a fornire una prima idea su cosa sia la sterilità, tuttavia è importante sottolineare che in esse mancano due dati importanti relativi al tempo e alla frequenza dei rapporti: l’ età gioca un ruolo fondamentale, in quanto le possibilità di procreazione decrescono lungo l’ arco della vita; anche la frequenza dei rapporti, nonché la loro qualità, incide sulle probabilità di concepimento.

La sterilità può essere suddivisa in diverse tipologie a seconda della causa che la determina riporta i seguenti dati

Sterilità maschile 35 %
Sterilità femminile meccanica 35 %
Sterilità femminile ormonale 15 %
Sterilità di coppia 5 %
Sterilità da cause ignote (idiopatica) 10 %.

La sterilità si definisce “maschile” quando le cause risiedono solamente nell’ uomo. Queste possono essere numerose, anche se si trova una certa difficoltà nel giungere a conclusioni certe: da un punto di vista prettamente medico è possibile che il testicolo abbia sofferto e perso, in tutto o in parte, la sua capacità di produrre un seme normale.
Gravi conseguenze possono determinare da malattie infettive, come parotite o malattie a trasmissione sessuale, dalla mancata discesa dei testicoli nello scroto, dalla varicosità dei vasi venosi dello scroto e dei dotti deferenti, da malattie genetiche quali la sindrome di Klinefelter (caratterizzata da un cromosoma X soprannumerario, o come alcune delezioni, o perdite di frammenti di DNA del cromosoma Y) che induce anomalie solitamente molto gravi della spermatogenesi (capacità di produrre spermatozoi).

In alcune circostanze la capacità del testicolo di produrre spermatozoi può essere normale ma sono assenti le vie deputate a condurre il seme all’ esterno.
Una causa meno frequente di sterilità maschile si trova nell’ eiaculazione retrograda e nella formazione di anticorpi che bloccano gli spermatozoi causandone “agglutinazione” (reazione immunologica per cui gli spermatozoi mobili aderiscono gli uni agli altri testa a testa, corpo a corpo, coda a coda, o in forma mista).
Il liquido seminale risente inoltre di quasi tutte le condizioni che possono rappresentare un rischio per la salute generale e può “modificarsi per molti eventi, dall’ uso di particolari farmaci all’ esistenza di condizioni stressanti”, quali condizioni ambientali e stile di vita.

Condizioni lavorative che espongono a radiazioni, sostanze tossiche, inquinamento ambientale, stile di vita stressante, accrescono le probabilità di infertilità; inoltre è da tenere presente il fumo di sigaretta che ha conseguenze negative sugli spermatozoi, che possono presentare morfologia anormale.

I fattori da considerare sono tanti ed eterogenei ed esiste una grande variabilità nella conta degli spermatozoi (sia da individuo a individuo, ma anche da eiaculato a eiaculato), nella loro morfologia e nella loro motilità, tra l’ altro non è dimostrato che la conta spermatica sia un indice sicuro di infertilità, poiché non vi è una precisa correlazione tra numero di spermatozoi e fertilità fatta eccezione per i gravi casi di oligospermia (quando nell’ eiaculato è presente una concentrazione di spermatozoi inferiore ai 20-30 milioni per millilitro) o azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale).

Negli ultimi 50 anni la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro sembra essersi quasi dimezzata. La sterilità si definisce “femminile” se le sue cause risiedono esclusivamente nella donna.Il periodo fertile della donna comincia col menarca (circa 12-13 anni) e termina con la menopausa (45-50 anni), dunque, la vita fertile, dura circa 30-35 anni, con una grande variabilità di fecondità in relazione all’età: nella società occidentale, ragioni di ordine sociale, motivazionale, economico e culturale, portano molte donne a posticipare la ricerca di concepimento, che mediamente tende a cadere oltre la terza decade di vita.

Il fattore temporale ha la sua influenza sotto diversi aspetti: in primo luogo, l’ età della donna, poiché col suo aumento, oltre a decrescere la probabilità di concepire, aumenta il rischio di aborti spontanei; addirittura si può affermare che nelle coppie dove la donna presenta un’ età maggiore di 35 anni la capacità riproduttiva è ridotta del 50 % rispetto le coppie in cui la donna è più giovane.

La questione tempo investe anche la durata dell’ infertilità: l’ esposizione alla probabilità di concepire, infatti, rappresenta un criterio che influisce sulla prognosi riproduttiva della coppia a prescindere dal tipo di sterilità per cui partner con una condizione di sterilità di maggiore durata incorrono in una prognosi riproduttiva più sfavorevole.
Infine, la riserva ovarica, che costituisce la gonade femminile, è costituita da un numero finito di unità follicolari (e dunque di cellule uovo): esiste una soglia critica di patrimonio follicolare oltre la quale si osserva una riduzione della potenzialità riproduttiva della donna. A questo livello, quindi, possono influire sia tempi protratti che rimandano la ricerca di un figlio, ma sia la presenza di un ridotto patrimonio follicolare congenito o dovuto all’ interferenza di fattori iatrogeni o patologici sulla consistenza e consumo di tale patrimonio (esiti chirurgici, infezioni, fattori ambientali, etc.).

Secondo Flamigni (2002), le cause di sterilità femminile possono essere, a loro volta, suddivise in
1) Ormonali: spesso dovute ad assenza di ovulazione connessa con problemi funzionali dei centri nervosi ipotalamici deputati al controllo dell’ ovulazione stessa; questi problemi si ritrovano sovente in condizioni di stress e di dimagrimento, (può esser associata, o meno, l’ amenorrea). La mancata ovulazione può essere anche causata da un eccesso di ormoni maschili o da alterazioni della ghiandola ipofisaria.
2) Meccaniche: dovute alla delicata e difficile attività funzionale delle salpingi (o tube di Falloppio , che esercitano, prima per l’ ovulo, poi per’ embrione, un’ azione di trasporto e nutrizione. Anche traumi di modesta entità quali infezioni, interventi chirurgici, malattie dell’ addome, possono alterarla fino ad impedirla completamente. Inoltre, le attività delle trombe di falloppio sono messe a rischio dalle malattie a diffusione sessuale, dall’ uso di strumenti anticoncezionali intrauterini, dal frequente ricorso all’ aborto, dal numero sempre maggiore di interventi chirurgici conservatori eseguiti sulla pelvi e dall’ “endometriosi” (presenza anomala di tessuto che riveste la parte interna dell’ utero). Questo può provocare un deterioramento della qualità ovocita ria, ma anche la capacità dello spermatozoo di fertilizzare l’ ovocita per interazione con liquido follicolare ovocitario alterato, altre che ridurre la possibilità di impianto dell’ embrione.

Altra causa di sterilità meccanica risiede nella presenza d una malattia in atto o scomparsa ma che determina esiti aderenziali o cicatriziali della precedente forma morbosa.
3) Immunologiche: sussiste la possibilità che si verifichino reazioni immunologiche che provocano la presenza, nelle secrezioni cervicali, o in altri tessuti che possono entrare a contatto col liquido seminale, di anticorpi spermatozoo in grado di immobilizzare i gameti maschili.
La sterilità di coppia rimanda a una sterilità che caratterizza in particolare una coppia per cui ogni membro, unendosi a un altro partner, sarebbe in grado di procreare, ma l’ incontro tra i due rende, invece, difficoltoso la fecondazione o il portare a termine la gravidanza.
Si parla di sterilità idiopatica se la sterilità è dovuta a cause sconosciute: questa tipologia è spesso sovrapposta con la sterilità psicogena che identifica, invece, quei casi in cui disturbi emozionali cronici e problemi sociali hanno effetto sulla possibilità di procreazione, riducendone le capacità.
A questo proposito sono importanti più profonde analisi in ambito psicologico, poiché è possibile che la componente emozionale vada ad incidere sulla fertilità meccanica attraverso il sistema neurovegetativo e neuroendocrino, determinando disfunzioni di vario tipo; è importante, comunque, tenere sempre a mente che componenti somatiche e psicologiche sono intrinsecamente connesse, per cui,quando si va a ricercare la ragione dell’ infertilità, è fondamentale adottare un punto di vista multifattoriale.

Bibliografia
Antinori, S. (1994). I miei figli impossibili. Bolgona: Carmenta Editore.
Buck Louis, G.M., Lum, K.J., Sundaram, R., Chen, Z., Kim, S., Lynch, C.D., Schisterman, E.F., Pyper, C. (in stampa). Stress reduces conception probabilities across the fertile window: evidence in support of relaxation. Fertility and Sterility.
Cecotti, M. (2004). Procreazione medicalmente assistita. Roma: Armando.
Flamigni, C. (1998). Il libro della procreazione. Milano: Mondadori.
Flamigni, C. (2001). Intervento tenuto al convegno Fecondazione in vitro: dal gamete alla società. Trieste: Giugno 2001.
Flamigni, C. (2002). La procreazione assistita. Bologna: Il Mulino.
Nunziante Cesàro, A. (a cura di) (2000). Il bambino che viene dal freddo. Milano: Franco Angeli.
Papa, R. (2000). Procreazione assistita: una lettura al femminile. In Nunziante Cesàro A. (a cura di), Il bambino che viene dal freddo. Milano: Franco Angeli.
Scatoletti, B. (1996). Aspetti psicologici nella diagnosi e cura dell’ infertilità di coppia: una rassegna della letteratura recente. Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatrica, n. 28 / 2, pp. 37-44.

 

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